La fiducia… che parolone!

Figuriamoci poi a parlare di fiducia con un bambino piccolo.

Eppure io, non so se facendo bene o male, iniziai ad utilizzarla gia’ da quando loro erano piccole, pur essendo consapevole che non ne capivano il significato.

Si puo’ educare un bambino alla fiducia?

Non so se c’e’ un metodo, non so se loro alla fine capiscono veramente di cosa si tratti, ma so come ho fatto io e ho capito che ci si allena fin da piccoli alla fiducia.

Il rapporto genitori figli, se ci pensate bene, e’ fatto di fiducia.

Il nostro piccolino appena nato deve fidarsi per forza di noi, non ha altra scelta e la sua vita dipende esclusivamente da noi, ma non bisogna aspettare molto perche’ il nanetto ci metta gia’ alla prova!

Pensate un po’ quando inizia a gattonare, ad esplorare in giro per la casa, vi e’ capitato che il piccolo, diretto come un razzo verso la TV o verso la vetrinetta piena di oggettini colorati e fragili, si volti e vi guardi, ad un passo dal disastro?

A me si… con tutte e tre!

Mi chiedevo all’inizio cosa volesse dirmi Giulia con quello sguardo:  “mi sta sfidando!” pensavo. Non ero l’unica a pensare che fosse uno sguardo di sfida, molte mamme pensano la stessa cosa: ” Guardalo, guardalo mi sta sfidando, piu’ dico di no, piu’ lui vuole andare proprio li’!”.

A me pero’ l’idea della sfida non ha mai convinto! Ho cercato di capirne di piu’.

Come al solito l’illuminazione mi venne da Tata Lucia, lessi una frase che mi apri’ un mondo: ” Guardami mamma, io sto andando proprio li’, che dici vado? Posso spingermi oltre o tu mi fermerai giusto  in tempo?”.

Non era sfida, lo sapevo!

Era fiducia!

La nanetta dispettosa mi chiedeva, fidandosi del mio ruolo di supervisore, fin dove poteva spingermi e pretendeva poi chiare spiegazioni.

Cosi’ decisi di fidarmi di Tata Lucia e di non togliere vasi di cristallo in giro per la casa, piuttosto iniziai a perdere il fiato in spiegazioni ogni volta che Giulia tentava di andare proprio li’… dove il vaso si sarebbe rotto. Ovvio che le spiegazioni non possono essere lunghe e noiosee soprattutto devono essere accompagnate da una mimica facciale molto esplicativa! Se poi siete anche dei rumoristi, cari mamma e papa’, allora il gioco e’ fatto!

“Uh guarda Giulia… il vaso e’ di vetro, tic tic, senti (battendo con l’anello sul vaso), lo sai che se cade fa un gran rumore BUUUUUUMMM e si rompe CRAAASSSHHHH! AAAAh (faccia sorpresa e spaventata) oh no e poi? Cosa facciamo? Guarda come e’ bello! (faccia meravigliata dalla bellezza del vaso). Che dici lo lasciamo qui e non lo tocchiamo mai mai mai?

Ecco, lo so, vi sentite un po’ scemi! So di cosa state parlando… mi ci sono sentita anch’io a fare quel teatrino ogni volta… tant’e’ che avrei preferito che lo rompesse quel vaso cosi’ finiva li’ la storia… ahahha. Scherzo!

Credetemi ne varra’ la pena!

Giulia andava vicino al vaso, si fermava, mi guardava e iniziava a fare da sola la scenetta del vaso bum, crash, uuuh poverino, beeellloooo… ed io morivo di risate oltre che di gioia e di gratificazione.

I mesi passavano e i pericoli cambiavano, dal vaso si passo’ alla lavastoviglie aperta, al mobile con i detersivi, alla presa di corrente etc. etc.

Ho sempre spiegato loro, parlando, mimando, “rumorando”, leggendo libri, spiegando cosa fosse quell’oggetto, a cosa servisse e quanto pericoloso fosse.

Se sono bimbe curiose? Direi che curiose sarebbe riduttivo ma e’ proprio soddisfare la loro curiosita’ che limita il danno, spiegando, dimostrando loro cos’e’ e a cosa serve l’oggetto che ha attirato tanto la loro attenzione, che si interrompe la catena di: vado, ci provo, mamma mi scopre e mi dice che non si fa”.

Certo e’ che ci vuole tanta pazienza, tanta attenzione e una costante supervisione.

Ora non sto dicendo di lasciare biglie di vetro e veleno per topi in giro per casa, tanto ho impostato il rapporto sulla fiducia… no, assolutamente no!

Attenzione massima e prudenza sono imprescindibili.

Ma neanche esagerare troppo con la prevenzione, la sicurezza, la proibizione, chiudendo uno sportello e non spiegando loro cosa c’e’ e perche’!

Un’amica  un giorno venne a casa, prendevamo il caffe’, vide le bimbe venire da me e chiedermi un cioccolatino o qualcosa di dolce. Potevano prenderlo, avevano finito i compiti e ci stava qualcosa di dolce. Loro aprirono il mobile dei dolciumi e ognuna scelse il proprio dolcetto dalla busta. Da sempre ho impostato la regola: una cosina dolce al giorno, che sia una caramella o un cioccolatino.

Lei sorpresa mi disse che non avrebbe mai messo la cioccolata in un mobile cosi’ basso, alla portata dei bambini… aggiungendo che dopo un giorno avrebbero finito tutto e si sarebbero fatti venire un bel mal di pancia.

Le chiesi se aveva mai provato invece a metterli alla loro portata e ad impostare con loro una regola.  La invitai a farlo, a parlare con loro, ad avvertirli che se avessero rispettato la regola avrebbero potuto gestire da soli la loro scelta.

Quando Giulia e Nicole erano piccoline, parliamo di 3 e 5 anni circa, andavo a far la spesa da Ida, il nostro alimentari di fiducia. Lei ogni giorno dava alle bimbe una manciata di caramelle alla frutta. Loro le stringevano nelle loro manine paffute e poi, da sole, ne sceglievano una da mangiare subito e dicevano alla signora: ” Queste per domani!”.

“Ma che cosa gli hai fatto a queste bambine?” mic hiedevano stupiti.

Niente di speciale… o forse la cosa piu’ speciale che si possa fare con i nostri piccoli, dopo amarli all’infinito: parlare con autorevolezza, spiegare loro il perche’, senza troppi giri di parole.

Sbaglieranno? Certo!

Proveranno a fare i furbetti? Certo!

Continuate sulla vostra strada… quella della fiducia che, una volta imboccata, vi portera’ sempre pu’ avanti.

Fidatevi di me!

Con affetto e fiducia.

Me the Middle One.

 

 

 

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