Ultimamente mi sta succedendo spesso che alcune amiche che sono appena diventate mamme mi contattino, anche nel cuore della notte “italiana” (per fortuna qui siamo 6 ore indietro) per chiedermi: “Ma come hai fatto? E 3 poi? E in America per di più?”.

Io sorrido e, devo essere sincera, la prima cosa a cui penso è: “Ah adesso mi capisci? Capisci la stanchezza cronica dei primi mesi, i messaggi non risposti, i capelli mai fatti per bene, le occhiaie fisse, la pancia ancora gonfia (ma come proprio tu che non avevi un filo di pancia?), le risposte tipo: “non lo so mi devo organizzare, ho bisogno di saperlo un pò prima!”, capisci l’impiegare 20 minuti per scendere da una macchina e 20 minuti per risalire su una macchina, i mille dubbi che ti assalgono la mente notte e giorno, la preoccupazione anche sul respiro, forse è troppo forte, no è troppo debole, ho bevuto abbastanza oggi, ho mangiato qualcosa che può farle male, ho abbastanza latte, no non le basterà… Potrei continuare per 1500 righe, ma non voglio angosciarvi ancora di più!

Quando mi arrivano messaggi del tipo: “Dorme da più di tre ore, devo svegliarla?”.

Oppure: “Le piace il marsupio, secondo te sbaglio potrebbe abituarsi a stare troppo in braccio! Tu l’hai usato?”.

Io, davanti a domande di questo genere, oltre che sorridere, provo a raccontare le mie esperienze, tre, tutte diverse. A Giulia piaceva il marsupio, con Nicole non l’ho mai utilizzato, preferiva stare sdraiata nella carrozzina, Cecilia mi avrebbe spezzato la schiena per quanto era pesante!

Non credo ci siano regole ferree e prestabilite, un decalogo a cui ricorrere quando si hanno dubbi, purtroppo no, sarebbe piaciuto anche a me. Il buon senso… io ho sempre utilizzato il caro e vecchio buon senso.

Personalmente, con Giulia, la primogenita, credo di aver fatto un vero e proprio disastro durante il suo primo anno di vita. Non aveva ritmi sonno-veglia, rifiutava il ciuccio, era attaccata al seno per ore, notte e giorno e io dopo tre mesi, da sola in Calabria, ero distrutta. Dentro di me sapevo che stavo sbagliando, dove e come non lo capivo, ma sentivo che non era la strada giusta. Passati i primi dodici mesi, ho recuperato le forze, ho perso peso, ho iniziato a capire che la bimba andava dove io la portavo, ho riacquisito fiducia in me stessa e iniziato a lasciarmi guidare dal mio buon senso. Urlava e spesso restava in apnea ed io, che sono una persona abbastanza ansiosa, imparai a gestire quei secondi terribili che per me erano interminabili. Risultato? Ha capito che non attirava più la mia attenzione e che se avevo detto no, restava no. Contestualmente la premiavo e le facevo tantissime feste quando chiedeva qualcosa nel modo giusto come io le stavo insegnando. Non voleva dormire il pomeriggio e la notte si svegliava in continuazione: la mettevo nella sua culla, le leggevo le favole da lei richieste (un’appassionata di libri fin da piccolina) dopodichè poteva fare ciò che voleva, ma dalla culletta non si usciva, era il momento del riposino e le faceva bene, non c’era alternativa nè nessuna trattativa. Non ho mai sentito la necessità di alzare la voce, scoprii che la fermezza e l’autorevolezza (non autorità attenzione) erano le armi vincenti. Io ero la sua mamma ed io sapevo cosa era giusto per lei. Credetemi Giulia all’età di 2 anni era diventata una bambina meravigliosa. Pur conservando la sua forte personalità, che non vorrei cambiasse mai per niente e nessuno al mondo, aveva cambiato tanti aspetti in positivo, importanti per una crescita sana. La svolta mi è stata suggerita da un programma televisivo che ho iniziato a guardare una sera d’estate con la mia mamma, nella cucina di casa sua. Il programma è SOS Tata e nn so se lo trasmettono ancora, ma a me ha cambiato veramente la vita.

Con Nicole, la secondogenita, la storia fu diversa. Ero alla seconda esperienza, meno paure, più autostima, più praticità e una personalità, la sua, anche più gestibile.

Nicole, la mia middleone, si è inserita da subito nel quadretto familiare con dolcezza e tanta simpatia. Vivevo a Formia quando è nata lei e al mattino veniva la mia mamma ad aiutarmi un pò e a coccolarsi la nipotina, quando era l’ora del riposino, la mettevo nella sua culletta con un carillon, la sua ninna, socchiudevo la porta e via in cucina. Mia mamma mi diceva: “ma come la lasci così da sola sveglia?” Certo, si, la lasciavo abituarsi ai suoi spazi, ad abbandonarsi al sonno da sola, provavo a farle capire che era tutto ok e che poteva abbandonarsi al sonno e che, se si fosse svegliata, la sua mamma era lì pronta a rimetterle il ciuccio, a farle una carezza e ad aiutarla a riaddormentarsi. Nicole si abituò a dormire da sola senza problemi nella sua culletta e il suo sonno diventò sempre più sereno e profondo.

A volte la vita sembra un video gioco, quando sei riuscito a completare un quadro che ti sembrava difficile, passi a quello successivo e quando riesci a superare anche il secondo ecco che ti si presenta il terzo. Non so se il paragone rende bene l’idea ma è ciò che ho pensato e che dissi a mia sorella Isa appena arrivati negli Stati Uniti, due anni fa. La terza bimba doveva essere “una passeggiata”, avevo acquisito abbastanza dimestichezza e erano passati solo tre anni da Nicole quindi ero ancora allenata. Invece no, ecco la difficoltà: si va a vivere in America, da soli, senza l’aiuto di nessuno, in un luogo sconosciuto, con tre bambine di cui una di soli tre mesi.

Darle dei ritmi non è stato difficile, stessa tecnica, tanto lavoro, tanta dedizione e tanta fermezza. Anche lei durante i riposini diurni si svegliava in continuazione e, mentre con Nicole, mi bastava fare due passi per raggiungere la camera da letto, con Cecilia mi dovevo fare anche le scale di corsa perchè questa casa americana è enorme (ho utilizzato la radiolina trasmittente infatti).

Con questo articolo oltre che raccontarvi qualche storia personale e farmi conoscere un po di più da voi che leggete, vorrei dirvi che fare le mamme è tanto difficile quanto emozionante, è un gran lavoro, senza interruzioni, nè vacanze, nè stipendi, nè promozioni.

Io credo molto nell’impegno e nel duro lavoro. L’educazione non è per gente pigra. Non mi dite mai: “Come sei fortunata, a te sono tutte e tre brave!” La fortuna c’entra ben poco credetemi, hanno colorato sui muri, sui divani, si sono arrampicate ovunque come fanno tutti i bambini piccoli.

Se sarai ferma, amorevole ed autorevole con il tuo/a piccolino/a, lui/lei si fiderà di te, presto capirà che deve seguirti e crescerà sereno perchè sa che la sua mamma (e il suo papà ovviamente) sa cosa è giusto per lui/lei. Se comunicherai nel modo giusto e non tralascerai mai e ripeto mai un atteggiamento sbagliato, prima o poi capirà e non ripeterà più il gesto sbagliato.

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La settimana scorsa, prendevo il caffè con delle amiche italiane e mi è capitato di osservare la mia amica Chiara con il suo piccolino di 20 mesi, Paxton. Noi stavamo chiacchierando ma Chiara con la coda dell’occhio seguiva il suo piccolo, ha solo 20 mesi e fa ancora danni, è normale. Ha urtato un gioco contro il muro? Lei era lì, pronta ad alzarsi, ad interrompere la chiacchiera, ad andare dal piccolo, inginocchiarsi alla sua altezza per guardarlo negli occhi e spiegargli, forse per la 1000esima volta, con voce ferma  che quel gesto era sbagliato. Poteva restare seduta ed urlargli che non doveva farlo più, essere distratta e non notarlo o fare finta di non vedere, invece no, lei, prontamente è intervenuta. Con questo non voglio dire che non dobbiamo avere mai momenti di relax quando siamo mamme ma semplicemente che all’inizio è dura, l’impegno è tanto e il risultato è direttamente proporzionale al nostro impegno. Capita qual’è la strada giusta non sarà più così difficile e verrà naturale seguirla.

Tempo fa lessi un post su Facebook di un’amica che, commentando una foto sua e della sorella da piccoline, chiedeva a sua madre come avessero fatto a fare viaggi e tante altre belle cose con due bimbe piccoline, quando lei non riusciva neanche ad andare al supermercato sotto casa con il suo piccolo. La mamma le rispose: “Cara mia io e tuo padre eravamo “genitori!”. Quella risposta mi rimase impressa nella mente, era un messaggio chiaro e anche abastanza duro secondo me. Aveva ragione questa mamma, loro erano “genitori”, sapevano come tenere in mano la situazione, per i piccolini noi siamo i loro “miti”, i loro punti fermi, fin da quando gattonano e ci guardano per chiederci: “io sto andando sempre più oltre tanto so che tu sei dietro di me ad indicarmi fin dove posso spingermi”.

Care amiche mie che mi scrivete nel cuore delle vostre lunghe notti, vi dico che vi capisco, che quelle lunghe notti le ho vissute anch’io e a volte ancora mi si ripropongono, che ho combinato tanti “pasticci” anch’io allevando le mie tre bambine e ancora ne combino, ma sono mamma e insieme a mio marito siamo “genitori” e, con grande curiosità ed impegno, proviamo a far crescere queste bimbe libere e serene. Spero che leggendo quest’articolo troviate qualche parola, qualche spunto che vi faccia sentire più tranquille e meno insicure nei confronti di voi stesse e dei vostri piccolini, in modo da godervi questa unica ed avvincente esperienza che è la genitorialità.

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7 thoughts on ““Ma come fai?””

  1. E poi leggi questo articolo e sorridi… Faccio parte del gruppo “nuove mamme” e ho ribattezzato Annalisa l’entità alla quale di notte di giorno scrivo e lei risponde forse non dorme mai ahaja
    È una grande amica e una grande mamma…grazie per esserci sempre anche da lontano

    1. Tra tutti i soprannomi che ho avuto…l’Entità mi fa veramente morire dal ridere! Lo sai che ci sarò sempre 🙂

    1. Cara Carlina abbi taaaanta pazienza, sono sicura che stai facendo del tuo meglio. Cerca di fargli capire che la sua mamma torna a prenderlo ogni giorno, ripetiglielo tutte le volte che vai a prenderlo a fine giornata: “hai visto che sono tornata? Va tutto bene e tornerò ogni giorno a prenderti!” Digli che quando lui è ascuola e tu a lavoro senti molto la sua mancanza e, non so se sia fattibile, ma portalo nel luogo in cui lavori, lo aiuta a fargli capire e ad immaginare dove si trova la sua mamma mentre lui è a scuola.
      Fprza e coraggio e sii convincente…sei una tipa tosta tu, lo so! 🙂

  2. Bellissimo articolo…queste cose me le sono sentite raccontare da te, durante le nostre mattine, nel nostro bar preferito ribattezzato da noi “dolce cuore” 💟😊

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