Gelosie o Complicità?

Mi sono trovata a vivere la fase “arriva una sorellina” per due volte, avendo tre bimbe.

Quando è nata Nicole, Giulia aveva due anni e mezzo e vivevamo a Formia.

Ciuccio e pannolino… i mie nemici da sconfiggere entro la Primavera (Nicole sarebbe nata a fine Luglio); complici un pesciolino rosso nella palla di vetro, che aveva tanto bisogno di quel ciuccio ed un vasino a forma di paperotto, con tanto di becco suonante quack quack!  Non volevo correre il rischio di un “ritorno di fiamma”, da parte di Giulia, nel vedere la piccola con ciuccio e pannolino.  Andò tutto bene e nei tempi previsti per fortuna (a breve un articolo in cui vi racconto cosa ho combinato).

Credo che il ruolo di mamma e papà nel creare gelosie e complicità sia determinante.

Preparare i fratelli/sorelle maggiori all’arrivo di un nuovo membro della famiglia è fondamentale e per niente semplice. In questo articolo vi racconto cosa ho combinato io quando stava per arrivare Nicole, la mia seconda bimba.

Ricordo che, quando il pancione divenne abbastanza visibile, Giulia iniziò a capire che forse c’era veramente qualcosa o qualcuno in quella pancia di mamma, quella stessa pancia che aveva ospitato lei per ben nove mesi. Un pomeriggio la portai in libreria e comprammo un libricino rosa: “Arriva la mia sorellina”.

Uno di quei libri che va compilato con foto, ricordi, disegni… ovviamente solo una sorellina maggiore poteva farlo. Coinvolgerla è stato importante, darle un ruolo in tutta quella faccenda di attese e preparativi la rendeva importante, utile e ansiosa di vedere cosa fosse e chi fosse questa sorellina.

Arrivò finalmente Nicole, la sua curiosità fu soddisfatta e anche l’attendibilita di mamma e papà fu salva (allora c’era veramente qualcuno in quel pancione). Ho provato a non rimproverarla quando entrava all’improvviso nella stanza, proprio nell’istante in cui finalmente la piccola si era addormentata, piuttosto le dicevo: “guarda che se noi non la svegliamo, mentre lei fa il suo pisolino, io e te zitte zitte ce ne andiamo  in salotto e coloriamo quel libro nuovo che ha portato la nonna” (anche se il mio unico desiderio era buttarmi sul letto sfinita e chiudere gli occhi per almeno 30 secondi), rafforzando la complicità anche tra me e lei.

Un altro trucchetto che ho utilizzato è stato quello di pensare sempre ad un’attività da farle fare durante la poppata della piccola. Ero sola e non potevo chiudermi in camera, allattare Nicole e lasciare Giulia girovagare senza meta per casa… così prima di sedermi e dedicarmi alla piccolina, “sistemavo” lei e riuscivo, quasi sempre, ad avere un po’ di calma e non far sentire Giulia esclusa da quel momento. Una puntata nuova del suo cartone animato preferito, da commentare insieme, un disegno da colorare, dei barattolini di varie misure per fare dei travasi con la pastina o con il riso…

Ovvio che le cose cambiano quando la sorellina/fratellino inizia a mettere i piedi a terra, a girovagare per casa, a distruggere torri fatte con i blocchi con tanta dedizione, a scarabocchiare sul disegno fatto per il papà… gestire quei momenti nel modo giusto ho capito che ci avrebbe portato in due direzioni: complicita o gelosia?

Ho provato a non utilizzare mai frasi del tipo: “è piccola… che ci vuoi fare… su dai tu sei grande e puoi capire”.

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Giulia si sarebbe sentita non capita e la sua rabbia sarebbe sfociata verso quella piccola rompiscatole e avrebbe pensato che stava meglio quando ero sola. Le dicevo sempre che mi dispiaceva tantissimo per cosa le era successo, che capivo la sua rabbia, ma allo stesso tempo le proponevo una soluzione positiva: “Perchè non facciamo cosi? Io ti faccio sedere alla scrivania di mamma e papà, che è alta e solo i bimbi più grandi come te posssono sedersi li,  però tu dovrai stare attenta a non lasciare il tuo disegno in giro per casa. Guarda ho una scatola delle scarpe vuota, se vuoi la decoriamo e la usiamo per i tuoi disegni, la lasciamo qui su cosi Nicole non ci arriva” (se poi veniva a trovarci la zia e si offriva per la decorazione… approfittavo immediatamente dell’aiuto).

Quando le bimbe erano piccole, dunque incapaci ancora di gestire il litigio causato da un oggetto del desiderio comune (3560 orsetti…loro vogliono lo stesso e soprattutto nello stesso momento), il mio intervento era frequente. Ho provato ad essere sempre super partes, non ho mai preteso una maturità eccessiva da parte di Giulia e ho iniziato fin da subito a spiegare a Nicole che, se avesse voluto qualcosa, avrebbe dovuto dire la parolina magica “perfavore”; Giulia, a sua volta, nel caso in cui Nicole avesse accettato il compromesso, doveva cederle l’oggetto del desiderio almeno per un po’, promettendole che così la sorellina avrebbe presto imparato a chiedere le cose e tutto sarebbe stato più facile. Le dicevo sempre: “Fidati di mamma, adesso imparerà a dire la parolina magica e tra un po’ le insegneremo anche ad aspettare il suo turno”.

Giulia si fidò …e soprattutto vide che il mio impegno nell’insegnare a Nicole la giusta comunicazione e il rispetto per lei e per le sue cose, era costante (se promettiamo qualcosa, qualsiasi cosa, ai nostri bambini dobbiamo rispettarlo!). Ricordo che era proprio lei a farmi notare, con sorpresa ad entusiasmo, che Nicole le aveva chiesto un gioco dicendo (a modo suo…certo) la parolina magica, senza l’intervento di mamma. Queste buone abitudini divennero una routine ed io potevo tenermi fuori dal loro gioco… iniziavano a comunicare. I bambini comunicano urlando, qualcuno alzando le mani, non hanno altro modo all’inizio per far valere i loro “diritti”, capii che orientare il tentativo di dire qualcosa e proporre una soluzione positiva creava un’atmosfera reciproca di fiducia tra sorelline e nei miei confronti.

Ogni volta che avevano un momento di gioco felice e si divertivano, coglievo l’occasione per ricordare a Giulia quanto fosse fortunata ad avere quella sorellina da mettere sul trenino di Topolino e spingere avanti e indietro nel corridoio di casa:  “se fossi stata sola non lo avresti potuto fare!”. Funzionava…lei ci pensava su e annuiva.

Le dinamiche cambiano completamente quando ci sono più fratelli/sorelle maggiori e soprattutto di età diverse. Vi racconterò, in un altro articolo, cosa ho combinato con Giulia e Nicole che, durante l’attesa di Cecilia, avevano rispettivamente 6 e 4 anni.

Vi sembra difficile? Certo che lo è e lo è stato per me… ma se proviamo ad essere positivi nelle nostre risposte e ci organizziamo, un’ idea per la “sopravvivenza”, a noi mamme, viene sempre.

Spero di avervi dato qualche spunto nel raccontarvi la mia esperienza, che, ripeto, è semplicemente la mia esperienza. Non sono un’esperta pedagogista, quindi non posso dirvi e non vi dirò mai: “Si fa cosi!”. Piuttosto: io ho fatto così …e sono sopravvissuta!

 

 

 

16 thoughts on “Complicità o gelosia: Sisters and Brothers”

    1. Grazie e crepi il lupo! Hai detto bene…sono dei bellissimi ricordi e mentre scrivevo questo articolo, li ho rivissuti nella mia mente 🙂

  1. Grande Annalisa!!!! Saro tua fervente lettrice per tutti i buoni consigli e la positività che sai dare!!! Buona avventura!! 🙂

    1. Grazie Mariella, sai quanto mi appassiona parlare con le altre mamme e condividere le esperienze di crescita dei nostri piccolini 🙂

  2. visto che nella tua presentazione non si possono inserire i post ti faccio qui i miei complimenti per la brillante e intelligente scelta del nome del sito ( il tuo blog). Certo che se non conosci l’inglese ti sembra un nome astruso ed invece dopo che ho letto la tua presentazione mi sono detta FANTASTICA questa giovane avvocato,moglie e mamma

    1. Grazie Vincenza!
      L’esperienza negli Stati Uniti mi ha condizionata nella scelta del nome, volevo darmi un tono…international ahahaah. Grazie per la tua attenzione 🙂

  3. i consigli riportati in questo articolo sono davvero eccellenti e mi fanno pensare che c’e’ anche tanto studio alle spalle. Io ho due bimbe e posso capire e apprezzare ancora di piu’ la qualita’ di questi gesti

  4. Noi abbiamo usato più o meno lo stesso metodo. Due sorelline.
    I risultati, a dire il vero, sono stati scadenti.
    Ma è la via giusta.

    1. Ciao Carmine,sono sicura che prima o poi le due sorelline si ritroveranno…magari anche quando saranno grandi e allora capiranno che non c’è niente di più bello al mondo che avere una sorella!

  5. Che bello leggerti!! Ci sono spunti interessanti.. anch’io ho cercato di utlizzare lo stesso metodo.. più o meno.ma quando crescono le piccole gelosie sono inevitabili.. forse addirittura costruttive

  6. Ciao Simona grazie!
    I bimbi spesso sono disorientati dalle novità, con i loro atteggiamenti a volte negativi ci chiedono cosa sta succedendo e noi dobbiamo provare a dargli delle risposte chiare e a rassicurarli…almeno io sto provando a fare così:-)

  7. Voglio prendere spunto dalla tua esperienza. I miei iniziano adesso con le prime gelosie e sinceramente non so bene come gestirli. Hanno 2 anni Leonardo e 1 anno Gioia.

    1. Ciao cara! Eh si a questa eta’ e’ normale ma tu puoi iniziare a prendere una strada e vedrai che, piano piano, diventerai sempre piu brava e see’ la strada giusta avrai dei grandi risultati! Un abbraccio!

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